Maurizio Bonora a Cento

Dal 23 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010

M. Bonora, Adorazione, particolare

Mercoledì 23 Dicembre 2009, alle ore 18.00, s’inaugura alla Rocca di Cento la mostra personale di Maurizio Bonora “Epifanie”, con testi in catalogo di Gianni Cerioli e Marco Bertozzi.

La rassegna dedicata a Don Franco Patruno propone un ciclo di sculture e disegni di Maurizio Bonora. La mostra promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cento ha il Patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e dell’Associazione Bondeno Cultura e rimarrà visitabile fino al 28 Febbraio 2010.

Nativo di Ferrara, Maurizio Bonora si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e giovanissimo inizia ad esporre in sedi pubbliche e private sia in Italia che all’estero. Ha insegnato all’Istituto d’arte cittadino. Attivo in molti settori, dalla scultura alla pittura, dall’incisione alla scenografia, fino alla videoarte, nelle sue esposizioni emerge la qualità del suo percorso artistico ed il suo pensiero di ritenere l’opera d’arte comunicativa, momento vivo dell’incontro tra l’Artista e la società civile.

Agli orologi del tempo è sempre Natale. Eppure stupisce ogni volta che la festa ritorna, accolta da luci che isteriche occhieggiano nelle nebbie della pianura, trovare il vuoto dietro lustrini e consumi. Una sorta di gioco dei bilanciamenti si produce tra le buone intenzioni e le ritualità formali. È il desiderio di un giusto equilibrio, che richiede che ogni affetto sia reso senza mai forzare la mano. A don Franco in questa Epifania del 2009 gli amici portano i doni che più sono cari. Maurizio Bonora e Marco Bertozzi dicono con le parole e le immagini di Re Magi, di doni, della Madre e un Bambino. “Mauro” da tempo lavora e colloquia con sollecitazioni e voci che vengono da molto lontano. Lo fa con il tocco insuperabile che lo contraddistingue. Richiede alla materia di esprimersi senza diventare mai troppo pesante. Con le mani manipola terra e il cemento e tutto quanto può diventare plastico sotto le dita. Con un’immediatezza sorprendente narra per piccoli tocchi che mantengono la forza della spontaneità iniziale. La freschezza del modellato corteggia le forme, l’approccio espressivo coinvolge lo spettatore, lo colloca all’interno di un’azione teatrale in cui si valorizzano registri alti e tensioni nuove nella ricerca delle radici della vita dell’uomo. Torna così a interessare l’arte, gli artisti, gli spettatori quel punto di vista figurativo che è stato per molti versi, a torto o a ragione, espropriato dalla pratica dell’arte. Ogni elemento della rappresentazione riconduce a movimenti essenziali senza disperdersi in digressioni gratuite. Seguendo le immagini, gli archetipi tornano nel contemporaneo con forza inaudita. Solo riappropriandosi del peso della tradizione e riconducendo all’arte “figurativa” anche il più piccolo tassello che l’artista produce, ogni cosa torna a colloquiare con altre voci presenti e passate.
La grafite allora traccia, contorna, delimita, compone. Sul foglio bianco compaiono segni che danno ragione di altri segni e altri sensi. L’intensità che Maurizio Bonora realizza sul supporto permette di andare alla narrazione senza retorica e finzioni. Del tutto convinto, com’è, che l’immagine possa sostenersi da sola per la sua conformazione interna, per la sua essenzialità, per la sua poesia, per il suo lungo passato che dietro si porta.
Anche la scultura ha una sua levitas se, decantato ogni aspetto teorico, può fermare gli elementi che significano qualcosa per l’artista. La terracotta diventa colore. Senza mai fare perdere la tensione del tema,diventa colore il cemento. Aggetti e rientranze segnano un ritmo in accordo con i rialzi cromatici che all’interno della composizione compaiono. È da tempo che il nostro artista gioca nel campo della scultura la sfida di tenere uno stesso contenitore. Questi spazi sono la magistrale messa in scena dell’evento. Anche nell’arte si producono, infatti, delle rivelazioni improvvise. La nicchia accoglie e si apre di volta in volta ad ambientazioni completamente diverse. Qui la figura della Madre e del Bambino si complica con la presenza di altre figure. Sono i tre re magi che presentano al nato bambino i doni a questo effetto portati. In quelle nicchie Bonora ha racchiuso la vita del Cristo, ma ancor più il senso della figura della Madre. I doni che vengono offerti parlano dell’azione di disvelamento, di manifestazione, di apparizione della divinità. Eppure Maurizio accorda da tempo ogni attenzione a quella “forma innocente” che viene immolata. In questo consiste il dono segreto con cui il Bambino ricambia i doni dei Magi. Il suo contro dono è la Salvezza dell’umanità tutta intera. Solo per questo agli orologi del tempo è sempre Natale.

Gianni Cerioli

Ingresso libero.

Orari di apertura:
sabato, domenica e festivi, ore 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.30.

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