Architetture d'animo

Dal 23 dicembre 2009 al 24 gennaio 2010

M. Fabbri, Architetture d'animo 2, part.

Mercoledì 23 dicembre 2009, alle ore 17.00, presso la Rocca di Cento, si terrà l’inaugurazione di “Architetture d’animo”, mostra personale dell’artista centese Monica Fabbri.

Si tratta di un’esposizione di quadri su vari supporti, scenografie e sculture frutto del percorso artistico degli ultimi anni, ispirate alle neoavanguardie. I materiali utilizzati sono quelle delle scenografie. Percorrendo gli spazi espositivi ci si trova di fronti a spazi pittorici metafore di vari stati d’animo, con una corrispondenza di architettura e mondo interiore a metà tra realtà e fantasia, tra il figurativo e l’astratto.

Monica Fabbri è protesa in una ricerca continua di spazi fantasiosi ricreati attraverso l’utilizzo di materiali diversi, prospettive distorte, luci reali e fantastiche, supporti dalle diverse forme e spessori, materie pittoriche plurime e animazioni virtuali fotografiche; è  come se ognuna di queste realtà immaginarie catapultassero lo spettatore all’interno di stati d’animo diversi, ricordi ed emozioni parallelamente alle esperienze vissute e reinventate contemporaneamente.

Monica Fabbri nella sua ricerca pittorica e costruttiva che va avanti già da qualche anno, costruisce e de-costruisce città virtuali incasellando pezzi di vita vissuta a pezzi geometrici e cubici di fabbriche in disuso, visioni costruttiviste e geometriche miste ad uno studio attento sulla modalità architettonica e la strutturazione spaziale. I luoghi fantastici creati dal pennello, case e palazzi che si alleggeriscono in una materia che prende inizio da una valenza informale, spazi in mutamento costruiti su sfasamenti ottici a metà tra il sogno e la realtà – sia che siano fantomatiche città in movimento o brani di natura – si affastellano su prospettive volutamente sbilanciate, si rincorrono in velocità verso punti di fuga esterni al quadro, si trasformano in vedute sfuocate che suggeriscono volutamente un accurato e studiato disorientamento, mentre la materia pittorica si fonde con la lastra di metallo, leggera e sottile, quasi da sfogliare, come le pagine di un libro immaginario, come pagine impresse e ancora vive nella memoria. Monica Fabbri ci porta a viaggiare lungo i territori dell’immaginario, passando tra memorie ataviche delineate da cimeli antichi e statue unite alle suggestioni di un presente industriale e fiabesco al tempo stesso, il tutto modulato da un colore acceso che crea quel dinamismo e quello spaesamento e sfasamento percettivo tipico del ricordo di viaggio. Il segno diviene così linguaggio privilegiato per la pittura, veicolo di percezione suggestiva arricchito dai bagliori argentei del supporto di lamiera che affiorano dal fondo, dalle cangianze dei brillantini delle garze e del gesso che modulano effetti luminosi, retaggio di pratiche scenografiche; graffiato o stemperato sulla lastra in intrecci di linee e traiettorie devianti e deformate, si muove ardito nella visione caleidoscopica e fluttuante, alla ricerca perpetua della forma che dapprima embrionale arriva a poco a poco tradursi nel processo figurativo; anche nelle opere più scenografiche, si muove verso spazi prettamente fantastici con l’utilizzo di materiali diversi tra cui il collage per rendere il senso di stratificazione materica e servendosi anche dell’animazione per creare vere e proprie architetture dalle prospettive spaesanti e distorte. L’effetto finale per lo spettatore è quello di essere accompagnato, grazie anche alle suggestioni stranianti determinate dagli effetti di variazione della luce, lungo un percorso immaginario e fantasioso suggerito da questa meta-realtà parallela.
Francesca Baboni

I lavori di Monica Fabbri si prestano a varie interpretazioni :da memorie di evidente derivazione dalle avanguardie storiche, dalle maquette, i disegni e i bozzetti di origine cubofuturista,  suprematista, razionalista, a nuove situazioni percettive, negli ultimi lavori,  che permettono di aprire una scenotecnica inedita, una spazialità ambigua,  un regime percettivo diverso e modificato, come se fossimo in presenza di  capacità  visionarie e creative ibride che sono state implementate e contengono, al loro interno, un germe mutante, un virus, una struttura evolutiva  che sembra portarci verso reami surreali e onirici in parallelo, che contengono, però, nuove istanze visive, quasi una struttura frattale che oscilla dalle due – tre dimensioni a n-dimensioni ma che contiene, esattamente come nelle geometrie frattali classiche, per ogni livello raggiunto ed esaminato,  la stessa quantità d’informazioni.Questa spola continua dal 2D al 3D produce una specie di morphing concettuale, mettendo in evidenza skills e competenze che spaziano,  in un regime misto e pluridimensionale, sospeso   tra pittura, scultura e scenografia, e portano, comunque ad un diverso statuto scopico che sembra  l’anticipazione di una visione modificata e futuribile,  all’interno della produzione di forme artistiche  ri-orientate in modalità ultra-realistica, una forma di “Augmented Reality”, un complesso statuto percettivo che innalza la soglia di attenzione verso il  Mondo1 (Il Mondo dei fatti secondo l’accezione epistemologica di Karl Popper) e ci permette di precorrere nuove possibilità, ad esempio, la scoperta di strutture e architetture “aliene”; in questo caso ottenute con una visione rallentata e densificata, come immersa in qualche liquido, dove anche la spazializzazione è incerta, come se non fossimo più in grado di stabilire  e di localizzare esattamente la distanza, la dimensionalità e il reale sviluppo materiale e  ontologico di queste “archi-tetture” di origine sconosciuta che potrebbero anche provenire da qualche mondo lontano composto da geometrie non euclidee, oltre la terza dimensione, che produce una qualche forma di cristallizzazione dello sguardo e che prelude, forse, a quelli che sono i nostri più recenti esperimenti scientifici nel settore della fisica post-einsteiniana, ad esempio la possibilità di un rallentamento della velocità della luce (in laboratorio) e la manipolazione e sospensione del fascio di elettroni di  un  singolo raggio luminoso.
Marcello Pecchioli

Monica Fabbri, nata a Modena nel 1972, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti diplomandosi in scenografia nel 1996.  Vive a Cento e lavora nel suo atelier presso la fattoria didattica Motto di Massa Finalese (Mo). E’ fondatrice dell’ associazione socio culturale “La natura dell’arte” con la quale realizza progetti di didattica museale, teatrale e artistica presso le scuole, le cooperative ecc. Iscritta alla sezione Giovani d’Arte di Modena,ha lavorato come scenografa per diverse edizioni del Festival di Cabaret Emergente presso il Teatro Storchi e per il Museo Civico di Modena durante il Festival della Filosofia. Presso le Fondazioni dei Teatri Lirici di Pesaro, Ferrara, Modena, Bologna, Reggio Emilia e Parma ha realizzato  scenografie e attrezzeria teatrale. Ha lavorato per le scenografie del teatro di prosa per la compagnia “ la Zattera” di Concordia  e nell’ambito della scenografia televisiva, presso lo studio televisivo “Antoniano” di Bologna. Dal 2001 ha realizzato mostre personali a Bologna, Modena, Roma, Messina, Mantova.

Ingresso libero.

Orari di apertura:
sabato, domenica e festivi, ore 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.30.

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