Diecimila per pochi

L’indice Dow Jones ha recentemente superato i diecimila punti, portandosi quindi al livello del 1999. A Wall Street hanno festeggiato rispolverando i vecchi berrettini del 1999. Ma cosa vuol dire per gli altri? Per chi guida le finanziarie, che si riprende a lucrare; per chi ci ha investito, invece, significa dieci anni a ricavo zero. Per gli altri…

Rivedo pochi giorni fa una mia amica che, a fronte di tante storie di disoccupazione (29 milioni: non si scherza) la sua azienda e’ in espansione e lei ha ricevuto tre promozioni con relativi aumenti di stipendio in pochi mesi. E quale azienda sarebbe? Citibank. Cioe’ la stessa che ha mandato il paese in bancarotta coi prestiti immobiliari? Mi ha risposto con un sorriso enigmatico che mi ha ricordato subito un blogger in un sito intitolato “Lenin’s Tomb” (‘La tomba di Lenin’): “Non dovrebbe stupire nessuno, credo, che la maggiore delle maggiori banche d’America prima ha succhiato decine di miliardi in aiuti federali e ora naviga nel profitto. Funziona cosi'”. E ai timidi emissari del Tesoro che chiedono alle banche di restituire almeno parte del denaro prestato (a tasso quasi zero: Jamie Diamonds, della finanziaria J. P. Morgan, aveva esclamato: “Ma non ci costa proprio niente!”) le grandi banche nicchiano: un po’ per paura di perdere il profitto e un po’ perche’ e’ bello avere soldi in tasca, specie se non li hai sudati.

E allora ha ragione Les Leopold nel Huffington Post di oggi:

http://www.huffingtonpost.com/les-leopold/stop-whining-wall-streets_b_321964.html

Di fronte alla ripresa economica senza posti (jobless recovery, ovvero cio’ che si prepara dietro l’angolo anche per l’Italia) gli americani si dividono in tre categorie:

1. I miliardari, che erano veramente a capo delle finanziarie, che godono i frutti della sanatoria-pacchetto stimoli non pagata di tasca loro. Le loro finanziarie continuano a funzionare e gli stipendi favolosi scorrono come prima. Life is good. Life is now.

2. Chi ha ancora il lavoro, se non altro ha salvato il fondo pensioni, ma senza aumento di stipendio (e casomai con qualche taglio). E comunque, il potere reale d’acquisto degli stipendi medi e’ a -18% del suo equivalente degli anni ’70. I licenziamenti sono meno, ma c’e’ sempre comunque il pericolo di perdere il lavoro e il futuro e’ sicuramente meno roseo del passato: si sta peggio di papa’ anche se si fa lo stesso mestiere (e senza i soldi per i pantaloni a zampa d’elefante).

3. A chi ha perso il lavoro, dolori: gli e’ toccato lo stecco corto. Puo’ consolarlo il fatto di essere assieme ad altri 29 milioni, divisi tra disoccupazione e part-time. Puo’ convincersi (a ragione, beninteso) di aver lavorato sodo e aver fatto possibile, cosi’ risparmia i soldi dello psicanalista. Ma gli hanno chiuso tutto e non gli resta niente. Se non puo’ contare sugli altri familiari lo mantengano finche’ non cambiano le acque e non e’ stato abbastanza furbo da diventare ricco prima, allora dev’essere un po’ tonto: e’ la selezione naturale. Del resto, perche’ far sopravvivere chi non ha saputo fare i propri interessi o magari, peggio, era troppo buono/fesso per farlo?

Vi irrita? Vi indigna? Benvenuti in America. Anch’io, come il Presidente del Consiglio, “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani…” per non pensare che l’America sia ormai anche in Italia.

Andrea Malaguti

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