Ma la colpa è nostra

di Redazione · Pubblicato 3 Dicembre 2022 · Aggiornato 2 Dicembre 2022

di GILBERTO TROMBETTA

Meglio tardi che mai. Con le politiche discriminatorie imposte negli ultimi 3 anni prima e con il pronunciamento di ieri della Corte Costituzionale (sarebbe meglio dire Incostituzionale) poi, molti cittadini si sono resi conto che in Italia i diritti sanciti dalla Costituzione vengono violati. Il punto è che non sono stati violati solo negli ultimi tre anni. I diritti, compresi quelli fondamentali, sanciti nella nostra Costituzione vengono violati da più di trent’anni.

Sono stati violati con l’adesione all’Unione Europea e all’Eurozona, cedendo cioè sovranità a enti sovranazionali quando la nostra Costituzione prevede esclusivamente limitazioni della sovranità e solo in condizioni di parità con altri Stati.

Sono stati violati con trent’anni di riforme regressive del mercato del lavoro, con l’accettazione della disoccupazione naturale (NAIRU) e della deflazione salariale (NAWRU) volute dalla UE, quando la nostra Costituzione prevede la piena occupazione e un livello minimo di salari che consenta una vita dignitosa.

Sono stati violati con i tagli al Sistema Sanitario Nazionale, che hanno costretto milioni di italiani a rinunciare alle cure o a rivolgersi alla sanità privata quando la nostra Costituzione prevede l’universalità di accesso alle cure e la loro gratuità, per tutti.

Sono stati violati con le svendite, le privatizzazioni e le liberalizzazioni di monopoli naturali e settori strategici, regalando cioè al capitale privato altre rendite di posizione mentre la nostra Costituzione prevede la tutela del lavoro e degli interessi nazionali.

Sono stati violati con le riforme elettorali (proporzionale, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, taglio dei parlamentari, liste bloccate) che impediscono la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, mentre la nostra Costituzione prevede che lo Stato garantisca a tutti la partecipazione alla vita politica del Paese.

Sono stati violati con i tagli e i mancanti investimenti che impediscono l’accesso universale e gratuito all’istruzione, quando la nostra Costituzione prevede l’esatto contrario.

Sono stati violati perseguendo politiche lavorative e sociali che di fatto hanno portato al crollo della natalità, mentre la nostra Costituzione prevede che lo Stato faccia tutto il possibile per mettere in condizioni le famiglie di procreare.

Sono stati violati quando abbiamo partecipato direttamente e indirettamente a guerre di aggressione (anche dette guerre difensive preventive), mentre la nostra Costituzione ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali.

Tutte queste violazioni dei diritti sanciti dalla Costituzione, e altre ancora, sono sicuramente state possibili con la complicità di quegli organi, di quelle figure istituzionali che sarebbero dovuti esserne i garanti, i custodi: Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale in primis. Ma la colpa non è solo loro. E non è colpa della Costituzione. Sarebbe come prendersela con la legge che punisce gli omicidi per gli omicidi che vengono commessi.

La verità è che la colpa nostra è anche nostra. Perché molti di noi hanno dato per acquisiti quei diritti. Scordandosi che come quei diritti si sono conquistati, lottando, si possono anche perdere quando per quei diritti si smette di lottare. Dandoli appunto ormai per acquisiti.

È anche colpa nostra perché ci siamo lasciati distrarre dai numerosi e infidi conflitti orizzontali che ci sono artatamente stati messi davanti agli occhi per farci perdere di vista i conflitti verticali. Cioè la lotta di classe.

È anche colpa nostra perché molti di noi si sono limitati a preoccuparsi del proprio confortevole orticello, senza rendersi conto che quando bruciavano gli orti degli altri noi saremmo stati i prossimi.

È anche colpa nostra, perché molti di noi si sono scordati dell’importanza di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. Si sono scordati l’importanza della militanza politica.

Perché, come spiegava Piero Calamandrei, uno dei nostri Padri costituenti, senza l’impegno politico di ognuno di noi, la Costituzione è solo un pezzo di carta.

«Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.

“La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!”. Quello dice: “Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentismo alla politica. È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica».

Il calmiere

di Redazione · Pubblicato 2 Dicembre 2022 · Aggiornato 1 Dicembre 2022

di GIUSEPPE MEOLA

Se volevate una dimostrazione definitiva di quanto la Commissione UE sia nelle mani di gente alla quale non dareste nemmeno in gestione il vostro condominio, bene, adesso ce l’avete. Il calmiere (price cap) sul gas, ovvero il tetto al prezzo del gas. In origine era un’idea caldeggiata dal Migliore, ovvero Mario Draghi. Poi, dopo un lungo tira e molla nelle stanze di Bruxelles, alla fine la montagna ha partorito. E cosa ha partorito? La cosa principale è appunto un tetto al prezzo fissato a 275€.

Per capirci meglio, la quotazione odierna è 130… In pratica questi geni assoluti hanno messo nero su bianco che la UE può sostenere ancora un raddoppio del prezzo del gas, che già oggi è una mazzata. Ma non solo. Questo tetto, che in una economia libera di mercato ha lo stesso senso del sesso degli angeli, di fatto è un assist a porta vuota per gli speculatori dell’energia.

Perché se tu sai che nessuno avrà niente da dire o interverrà fino alla fatidica e mostruosa quotazione di 275€, allora quelli alzeranno ulteriormente i prezzi attuali lucrando guadagni mostruosi. Manco a dirlo i ministri dell’energia di 15 Stati europei hanno immediatamente fatto sapere che voteranno contro. Un vero e proprio giocattolo messo in mano ai bambini.

Nel frattempo, per tamponare le difficoltà… invieremo qualche altro carico di armi all’Ucraina, che peraltro è ridotta ad essere senza energia elettrica in oltre la metà della Nazione. Un grande aiuto al popolo ucraino, altro che la diplomazia e la Pace! E, dulcis in fundo, ieri la UE ha comunicato che la Russia è stata annoverata nell’elenco degli “Stati sponsor del terrorismo”. Cosa che gli stessi USA si guardano bene dal fare…

Cronache

Prima del blog intitolato Bondeno.com trasmettevo le mie impressioni su Radio Alto Ferrarese grazie ad una legge dull’editoria del 1975 che consentiva ai privati di trasmettere notizie locali (come poi accadde con Facebook); dell’ esperienza ho tenuto alcune trasmissioni che vi invito a consultare seguendo i vostri interessi al link


Maastricht delenda est

“Il problema non è soltanto la moneta unica e non è soltanto il patto di stabilità. È l’Unione Europea. Lo Stato Italiano ratificando Maastricht, si è obbligato a creare e mantenere disoccupazione e a fare della piena occupazione soltanto una eventualità, che si può verificare, a danno degli Stati competitori, dopo molto tempo, in caso di vittoria della gara alla quale Maastricht ha dato vita. Il contrasto tra le leggi di ratifica dei trattati con la Costituzione non potrebbe essere più netto, chiaro e radicale.”

Stefano D’Andrea

(L’Italia nell’Unione Europea, Rubbettino Editore) Iscriviti al nostro canale Telegram

Interessi nazionali

. Per l’embargo economico alla Russia decretato dagli americani la raffineria non dovrebbe più ricevere e trattare gas russo a partire dal prossimo 5 dicembre. Per noi sarebbe un disastro: all’azienda Lukoil lavorano 1000 persone che diventano 3000 con l’indotto “ma è a rischio l’intera area industriale compresa tra Priolo, Augusta e Mellili e i suoi 10.000 posti di lavoro” come scrive sul Corriere della Sera (02/11) Giuliana Ferraino. Per buona sorte il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, mio antico sodale a L’Italia settimanale, ha promesso di metterci una pezza. Del resto non è proprio la leader del suo partito, Giorgia Meloni, a dichiarare a ogni piè sospinto che in primo piano ci devono essere gli “interessi nazionali”? E gli “interessi nazionali” non possono essere difesi se continuiamo ad essere “atlantisti”, cioè al servizio degli interessi economici e geopolitici degli Stati Uniti.

La Globalizzazione della NATO

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/basta-con-l-atlantismo-i-nostri-interessi-non-sono-made-in-usa

Basta frignare!

Che si fa? Continuiamo a scannarci o si trova una soluzione che vada bene a tutti? Quando ai francesi sarà passata la crisi isterica e la smetteranno di frignare, se ne potrà riparlare. Intanto, gradiremmo che la maggioranza di centrodestra riflettesse bene sulla ratifica del Trattato italo-francese per una cooperazione bilaterale rafforzata, meglio noto come Trattato del Quirinale, firmato a Roma il 26 novembre 2021 dal presidente francese Emmanuel Macron e dall’allora premier italiano, Mario Draghi, che per essere operativo attende il via libera del Parlamento. Alla luce del comportamento del Governo di Parigi, che vorrebbe tagliarci i viveri e isolarci dal resto del mondo, cominciamo col cestinare l’accordo. In calce al ragionamento, avvertiamo la sinistra che è presto per le processioni degli autoflagellanti del Venerdì santo. Ce l’abbiamo con quella stessa sinistra che, angosciata, si domanda come rimediare all’affronto fatto ai padroni francesi, alla stregua dell’agnello che si preoccupa di chiedere scusa al lupo per i fastidi arrecatigli. Tutto questo pietoso teatrino non ci sarebbe stato, se una vera Unione europea fosse esistita. Ma l’unità degli europei è niente di più di un’illusione ottica. Prima ce ne rendiamo conto, meglio sarà per tutti.

http://www.opinione.it/editoriali/2022/11/13/cristofaro-sola_francia-italia-migranti-ocean-viking-ong-ue/

Migranti: le ragioni non umanitarie della Francia

La reazione “spropositata” (Antonio Tajani) e “incomprensibile” (Matteo Piantedosi) della Francia alla posizione dell’Italia sulle navi delle Ong, che fanno la spola tra la Libia e il nostro Paese con il loro carico di migranti, non ha ragioni umanitarie, come vuol far credere Parigi, ma ha una spiegazione di politica interna francese.

Il presidente francese sa che un successo del Governo Meloni in Italia sarebbe una sensibile spinta per un successo di Marine Le Pen e del suo partito in Francia. Assisteremo, perciò, a una guerriglia diplomatica e politica transalpina (e, quindi, di riflesso, anche dei poteri europei) contro il Governo italiano di centrodestra.

La controversia sulle Ong e sui migranti è un punto debole dell’Italia per la sua posizione geografica. E perché essa ha bisogno di dirottare negli altri Paesi europei i migranti irregolari che arrivano. Parigi batterà perciò sempre più su quel chiodo, per indurre i poteri europei – contando anche sulla “sponda” della sinistra italiana – a non permettere un accordo con l’Italia. Quest’ultimo sarebbe un successo di Giorgia Meloni, vista da Emmanuel Macron come una donna di destra che, anche senza volerlo e proporselo, tira la volata ad un’altra donna di destra: Marine Le Pen. E questo Macron non lo può accettare.

http://www.opinione.it/politica/2022/11/11/lucio-leante_migranti-ragioni-umanitarie-politiche-macron-francia/

Omicidi economici

di GILBERTO TROMBETTA

I posti letto ordinari sono stati tagliati di oltre il 70% tra il 1975 e il 2020 (da 10,6 posti letto per 1.000 abitanti a 3,1), così come quelli di terapia intensiva passati da 10,4 posti letto per 100.000 abitanti a 2,6. Il 15% degli ospedali è stato chiuso tra il 2010 e il 2019 (173 in meno, da 1.165 a 992).

Nello stesso periodo, il personale medico e infermieristico è stato ridotto del 7% (42.380 professionisti sanitari in meno). il numero dei medici di medicina generale, i cosiddetti medici di famiglia, è stato tagliato del 4% (3.450 in meno, da 45.878 a 42.428).

Sempre tra il 2010 e il 2019, il finanziamento del SSN è stato ridotto di 37 miliardi di euro. Gli autori di uno studio che dimostrava la correlazione tra il taglio della spesa destinata al SSN e l’aumento della mortalità, avevano parlato di omicidi economici. Perché le morti causate dall’austerità sono omicidi economici.

I mandanti siedono in Parlamento e nei consigli regionali.

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Il livello del dibattito politico, così basico e mediocre, preoccupa almeno quanto il caro bollette. Se la visione del Paese è quella che vediamo in Parlamento, c’è da non dormire sonni tranquilli. L’unico dubbio è se il basso livello derivi da una scarsa capacità delle forze in campo o se sia un artificio dialettico finalizzato al consenso low cost sul modello “piazzetta italietta” della tv commerciale. Nel primo caso lo scenario sarebbe veramente desolante, mentre nel secondo si tratterebbe di un fenomeno solamente deprimente.

A ben vedere però, sulla scorta dei temi trattati, ormai la politica dice ciò che pensa che la gente possa capire: argomenti a bassa intensità e per giunta pre-masticati, così che l’uomo della strada non debba impegnarsi troppo in uno sforzo di elaborazione e comprensione. Nonostante il pericolo fascista non sia tra le cose possibili, la “signora Maria” non avrà difficoltà ad entrare nel dibattito ricordando i racconti di “nonna Amalia”, non faticherà a cantare “Bella ciao” piuttosto che a immedesimarsi nella finta fobia fascista in assenza di fascisti. L’argomento è suggestivo, quasi sexy. Peccato che altre nazioni europee più serie abbiano superato il trauma della Guerra mondiale e guardino avanti.

Sui migranti stessa storia: è molto giggione l’atteggiamento di chi vuole “restare umano” e sale sulle navi delle Ong a fare passerella, omettendo di sollevare una serie di implicazioni geopolitiche, culturali, economiche. Pensano che l’uomo qualunque si immedesimi nel personaggio famoso e benestante che sale sul “taxi del mare”, tracciando così il solco tra i buoni e i cattivi. Il fatto che queste imbarcazioni facciano con insistenza sempre e solo la stessa rotta, che abbiano risorse e uffici legali per forzare la mano ed esigere con prepotenza gli sbarchi, il fatto che l’Europa se ne fotta come se dovessimo “restare umani” solo noi, tutte queste cose non le considerano riflessioni alla portata della plebe.

Si tratta di scelte di comunicazione politica che tradiscono una semplificazione tanto pericolosa quanto inutile, come ad esempio quella di risolvere il problema energetico con le fonti rinnovabili: l’immagine dei fiori nelle canne fumarie delle centrali a carbone e dell’energia green che esce come per magia catturando il sole, è poetica, quasi suggestiva. Scivola tra le “varie ed eventuali” qualsiasi discussioni sulle materie prime necessarie alla realizzazione di impianti green (monopolio cinese) e sul fatto che una transizione necessiti di tempi tecnici molto lunghi cui far fronte con altre forme tradizionali di approvvigionamento. Se il ragionamento non fosse sensato, non si capirebbe per quale motivo le potenze industriali occidentali puntino oggi sul nucleare e, solo a tendere, sulle pale eoliche. L’alternativa è aspettare che il solare decolli e trovi nel frattempo la desertificazione industriale e un “colosso energeticamente sporco” come la Cina a farla da padrone.

Le recenti elezioni, forse, non hanno insegnato nulla. Spiace doverlo sottolineare ma la scorciatoia dei cinepanettoni e delle piazzate di paese non funziona più: da almeno trent’anni c’è una politica che cerca di bollare l’avversario con il marchio dell’inadeguatezza, dell’impresentabilità. Nulla dice sulla propria adeguatezza e presentabilità.

http://www.opinione.it/politica/2022/11/09/vito-massimano_dibattito-politico-parlamento-ong-migranti-energia/