Pop Corn

Da quando Salvini ha fatto scoppiare la crisi, e a maggior ragione da ieri pomeriggio, con la caduta ufficiale del governo gialloverde, non si può pascolare sui social senza essere travolti da varianti trionfali di “L’avevo detto io!” Si tratta, con inquietante regolarità, di voci di centrosinistra, area PD e cespugli.

Ora, vista la pochezza politica del Capitano e i suoi atteggiamenti da ganassa, la caduta di questa maggioranza potrebbe essere anche vista con sollievo, se non fosse per la prospettiva di ritrovarci in Sala Macchine gli aruspici del centrosinistra, quelli che invece delle interiora leggono i pop corn, e che ora ci tengono a far sapere che “avevano capito tutto sin dall’inizio”.

Ecco, cari amici del CSX, non abbiatevene a male, però, per nutrire il vostro senso di realtà, è utile che alcune cose vi vengano ricordate.

Dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, e dopo le innumerevoli costanti sconfitte amministrative da allora, il vostro contributo all’elaborazione politica nazionale è consistito in:

1) Rivendicare di essere sempre stati nel giusto: non uno straccio di analisi politica, non una traccia di rilettura della fase storica e della vostra collocazione in essa.

2) Attivare tutte le proprie risorse, politiche e soprattutto mediatiche, al solo fine di screditare qualunque cosa facesse il governo gialloverde, indistintamente e sempre, con un bombardamento di critiche extrapolitiche, biografiche, estetiche, grammaticali, di sfottò e fake news, senza accettare mai di discutere nel merito i temi politicamente roventi che venivano tirati finalmente fuori dai cassetti.

Il massimo livello di autocritica si è raggiunto quando, dopo essersi grattato pensosamente il capo, qualcuno di voi se ne è venuto fuori dicendo che si doveva “ritornare nelle periferie” e non si doveva più “essere il partito dei ricchi”. Solo per essere immediatamente silenziato dai compagni di partito, per aver improvvidamente ammesso che il re è nudo.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura delle istituzioni europee, su cui proiettate ad uso del pubblico pagante, tinteggiature ventoteniste, mentre oramai chiunque abbia fatto lo sforzo di capire sa che si tratta di un apparato neoliberista, export-oriented, guidato a proprio beneficio da un duopolio francotedesco e costruito in modo da essere impermeabile a riforme.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura della globalizzazione, assumendo contro ogni evidenza che si tratti di un processo win-win, mentre si tratta con evidenza oramai universale di un processo di dislocazione sociale mai visto nella storia, dove i più perdono e dove in ogni parte del mondo ‘aperta alla globalizzazione’ la forbice tra abbienti e non abbienti si amplia costantemente.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura dei processi migratori, su cui proiettate un paio di fiabe multiculturali e umanitariste, senza guardare neanche per un minuto il senso complessivo del fenomeno, che depaupera senza fine sia i paesi di partenza che quelli di arrivo, nel nome dell’arricchimento di ristrette élite, nei primi e nei secondi.

E dei vostri errori si potrebbe continuare a parlare per ore.
Si potrebbe, e ne varrebbe la pena se davvero potessimo credere che sono davvero essenzialmente ‘errori’, e che perciò una correzione è possibile.

Invece, a ben vedere, non c’è qui molto di davvero ‘erroneo’ (o se c’è vale solo per i meno svegli tra i vostri sostenitori).

La vostra posizione è chiara e coerente: si tratta di difendere gli interessi a breve termine del 10% privilegiato della popolazione, e di farlo a scapito del rimanente 90%, e della sopravvivenza stessa del paese nel lungo periodo. A ben vedere voi identificate senz’altro il paese con la visione e gli interessi di quel 10%, e avete un sussulto di sconcerto e indignazione quando altre prospettive osano prendere la parola nel nome dell’interesse collettivo: vi siete autoproclamati ‘buoni’ tanto a lungo da non capire proprio come ciò sia possibile.

Ma questo gioco sarebbe stato travolto elettoralmente da tempo, se non fosse per la vostra influenza culturale e mediatica – costruita su ben altre basi nelle generazioni precedenti – che vi consente oggi di estendere la vostra propaganda anche al di là dei ristretti numeri che (nel breve termine) davvero tutelate.

Dunque cari amici centrosinistri, gioite pure per la prospettiva di rientrare sulla plancia di comando, è umano, però, per piacere, risparmiateci i “Ve l’avevo detto”, perché tutto ciò che sostenete, pressoché senza eccezioni, è o un errore per gonzi senza speranza, o un cinico strumento di dominio elitario.
In ogni caso niente di cui andare fieri.

Fonte: Andrea Zhok

Il governo “Ursula”

. Il MoV è stato una formidabile forza di opposizione, negli ultimi 10 anni ha raccattato consensi a destra e a manca, promettendo di risolvere ogni problema e di realizzare tutto e il suo contrario, ma arrivato al governo ha mostrato l’inganno, tutta la propria inconsistenza e mancanza di identità, resta solo l’identità aziendale, verticistica e digitale. Visto poi che il confronto con l’efficienza e l’abilità comunicativa di Salvini lo ha costretto ad una continua e dolorosa emorragia di consensi, i radicali del terzo millennio si sono messi ad inciuciare con i Dem per risalire nei sondaggi, perché l’appoggio al sistema fa parte del loro DNA, una falsa forza antisistema e una falsa rivoluzione prodotta da menestrelli e cantastorie.
Molto grave la scelta del M5S di andare in soccorso di Ursula von der Leyen per la Presidenza della Commissione Europea, tamponando così le falle nella sua maggioranza e permettendole l’elezione con uno scarto di soli 9 voti (circa 75 franchi tiratori soprattutto fra i socialisti). Logico sottolineare che tale atto rappresenta una svolta politica radicale nella strategia pentastellata, che va in controtendenza rispetto al messaggio complessivo che il MoV aveva sempre dato, determinandone la perdita di ogni connotazione antisistema. Non è stato certo mai credibile che il M5S fosse anticapitalista o rivoluzionario, tuttavia sembrava un elemento di rottura destabilizzante, anche con la proposta di numerose istanze anti liberiste. La crisi di governo era nell’aria da tempo, la resa dei conti si è consumata poi dopo il voto al Senato sulla sceneggiata relativa alla Tav, definita da Alberto Perino, leader dei No Tav, un vero tradimento delle tante battaglie combattute insieme a Grillo. Ma il punto di non ritorno è stata senza dubbio l’elezione di Ursula von der Leyen, perché mentre Salvini aveva martellato a lungo sull’Europa da cambiare e da stravolgere, attorno ai sovranisti della Lega si stava formando una sorta di “cordone sanitario” per disinnescarne la potenza eversiva.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62384

Il busillis

Sono molte le ragioni che hanno spinto Salvini a rompere con l’alleato di governo. Ma una su cui sembrano convenire quasi tutti è la sua riluttanza a incassare una sicura sconfitta in sede di legge di bilancio sulla cosiddetta “flat tax”, per ovvi motivi non realizzabile in deficit – come dice di volerla fare Salvini – all’interno della cornice dei vincoli europei. Questo ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sul legame intrinseco che esiste tra l’instabilità politica (e il dramma economico-sociale) che registriamo ormai da diversi anni nel nostro paese e l’architettura di Maastricht, a causa dell’evidente impossibilità per qualunque governo si ritrovi alla guida del paese – vale per quello attuale, ma lo stesso dicasi dei precedenti governi PD – di mantenere il consenso sociale, data l’impossibilità di ricorrere a tutti i “normali” strumenti di politica economica – politica di bilancio, politica monetaria e politica del cambio -, a maggior ragione in un paese in profonda crisi economico-sociale come il nostro, che avrebbe un disperato bisogno di politiche espansive. Come scrive Fritz Scharpf, ex direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung (MPIfG), nei paesi come l’Italia l’unione monetaria non ha comportato solo pesanti costi socioeconomici, ma ha anche avuto «l’effetto di distruggere la legittimità democratica dei governi». In questo senso, sarebbe a dir poco miope gioire – come stanno facendo alcuni – perché l’Europa ha messo un freno ai progetti salviniani di “flat tax”, solo perché la proposta non piace; un governo che un domani volesse mettere in campo una politica economica realmente progressiva – basata, magari, su un massiccio piano di investimenti pubblici, sulla rinazionalizzazione dei settori strategici ecc. – si ritroverebbe, infatti, esattamente nella medesima posizione. Così come vi si ritroverebbe un eventuale governo a maggioranza Lega, che – a questo punto sembra chiaro – non sembra minimamente interessata a rompere veramente con il regime di Maastricht. In definitiva, il vero dramma dell’Italia è quello di essere una colonia la cui classe politica non ha il coraggio di ammettere che sia tale. La crisi organica dell’Italia non avrà soluzione finché non se ne affronterà la causa di fondo: la fondamentale incompatibilità tra democrazia e moneta unica.

Thomas Fazi

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62374

Fuori programma

I re Mida

teofilo
Teofilo Patini 1884

California. Il  70 per cento dei 56 miliardari   – possessori di almeno mille miliardi di dollari  –  sotto i  quarant’anni (di cui  il primo è Zuckerberg) abitano qui; 12  di loro a San Francisco.  Circa 76 mila milionari  o miliardari  abitano nelle contee di Santa Clara e San Mateo. La  regione della baia di San Francisco conta più miliardari sulla lista di Forbes 400 di ogni altra area metropolitana, a parte New York.  I dirigenti che abitano nella Silicon Valley (o nella sua gemella  Puget Sound, nel lontano Nord del Washington State)  numerano otto  delle venti persone più ricche del mondo (1)

Oggi otto milioni di californiani vivono in povertà, una famiglia su tre non riesce a pagare le bollette, un bambino californiano su cinque vive in miseria. Tornano  malattie medievali come il tifo,  negli accampamenti di senzatetto.  Molte minoranze lavorano nel settore dei servizi in lavori come la guardia di sicurezza , per circa $ 25.000 all’anno;  reddito con cui i lavoratori possono tutt’al più abitare in camper, dormire nelle proprie auto, o  accamparsi negli attendamenti californiani, i più grandi del paese”.  La speranza di comprarsi la casa è finita; gli affitti sono proibitivi. (2)

Come però sottolinea lo stesso Blondet la loro ricchezza è il patrimonio azionario, puramente teorico e autoreferenziale.

L’undicesimo giorno, Mida riportò Sileno in Lidia da Dioniso, il quale, felice di aver ritrovato il suo anziano tutore, offrì al re qualsiasi dono desiderasse. Mida, allora, gli chiese il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava (fra cui il fiume Pattolo, la cui reale ricchezza d’oro viene fatta risalire a tale leggenda).

Il re si accorse presto però che in tal modo non poteva neppure sfamarsi, in quanto tutti i cibi che toccava diventavano istantaneamente d’oro. Rendendosi conto che la sua cupidigia di denaro lo avrebbe portato alla morte, implorò Dioniso di togliergli tale potere. Il dio, impietosito dal pentimento del re, esaudì la richiesta. (3)


  1. https://www.maurizioblondet.it/california-la-plutocrazia-realizzata/
  2. https://haasinstitute.berkeley.edu/racial-segregation-san-francisco-bay-area-part-3
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Mida

Notizie da un altro pianeta

Fonte: Pierluigi Fagan

La NASA ha pubblicato su Nature uno studio incredibile. Tramite osservazione satellitare, si sono accorti che il pianeta Terra è più verde di venti anni fa. Se ne sono accorti dopo un po’ dall’inizio del monitoraggio appunto venti anni fa, ed avevano pensato che questa ripresa del verde planetario fosse un prodotto inaspettato dell’esubero di CO2, una sorta di effetto benefico collaterale all’effetto ritenuto malefico dell’eccesso di emissioni, una applicazione della logica Zichichi, un maitre à penser che ultimamente ha molto seguito qui da noi.

Col tempo però, comparando le rilevazioni su mappe, hanno scoperto che tutto il rinverdimento planetario era concentrato in due zone di questo strano altro pianeta, le zone dette “Cina” ed “India”. Caramba, che sorpresa! Hanno poi scoperto che gli abitanti di questo strano altro mondo, i cinesi, usano quello che chiamano “Esercito Popolare” per piantare alberi che contrastino l’avanzata dei deserti interni ed anzi, pare che questi strani esseri si siano messi in testa di rubare spazio al deserto stesso, piantando alberi a ripetizione. Un esercito di vangatori, che buffa idea, no? Mettete dei fiori nei vostri cannoni, diceva una antica canzone … . Si sono anche detti sorpresi del fatto che, alla stessa NASA, avevano letto i giornali che mostravano quanto pazzi fossero questi cinesi che si auto-soffocavano con l’emissione di CO2 a causa della dissennata idea di far avanzare il loro sviluppo. Ma allora non erano così pazzi se il satellite dotato addirittura di un Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer, o Modis (un po’ di auto-pubblicità su gli effetti meravigliosi degli investimenti in tecnologia ci vuole sempre, no?), mostrava questa massiccia avanzata del bosco cinese.

Quanto a quegli altri alieni degli indiani, alla NASA hanno scoperto che a furia di fare figli che chiedevano di mangiare, si sono messi a coltivare sempre più spazio con culture multiple. Insomma, i bizzarri indiani continuando pervicacemente a volersi nutrire con i vegetali, con l’agricoltura invece che le manipolazioni molecolari driven by biotecnologie di società quotate in borsa (creazione di valore dogma centrale della nostra forma di civiltà avanzata), piantano cose che poi crescono aumentando il verde. Che buffo, no?